Un giorno ho incontrato una poesia cieca,
barcollava lungo la strada
trascinando il suo peso floscio
su per un dirupo;
ad ogni passo pareva cadere nel vuoto
eppure rimaneva in un equilibrio distillato
di piccoli movimenti
e grandi bracciate
in uno spazio indefinito
tra una riga ed un’altra,
mentre i pensieri correvano liberi
dentro e fuori l’inchiostro.
Un giorno ho incontrato una poesia cieca,
mi ha raccontato storie di profumi e incensi,
di cuori puri e anime immonde che
si svelavano nei suoni dolci o
gracchianti di poche parole,
di lacrime del cuore su volti di ferro
che scendevano tra bellissimi ricordi.
Un giorno ho incontrato una poesia cieca,
mi ha chiesto: perché mi stai osservando?
Non hai forse il coraggio di leggermi?
E da allora ho aperto gli occhi
ho smesso di vedere
e ho iniziato a sentire.
Flor
...un profumo di spezia, cumino, paprika, curry percorrono le strade di Londra e li avvicinano all'India, sua antica colonia, ancora avvinghiata all'anima della city come l'edera all'albero. Chiudendo gli occhi ci si puo' purificare nel Gange e sentire il morbido della seta che ricopre il corpo delle donne indiane, sfiorare la pelle; sentire il riso dei bambini che si rincorrono per strada e la frenesia del traffico. Se invece si preferisce aprire gli occhi, l'immagine della mente lascia il posto alle imponenti strutture moderne di vetro temperato e alluminio che sovrastano piccole case stile vittoriano con ampie finestre e tetti a spiovente; le strade si trasformano in viuzze percorse da innumerevoli automobili contromano e il fiume perde la sua sacralita' trasformandosi in una linea verde solcata da innumerevoli ponti, carrabili o pedonali, come un'arteria pulsante che alimenta la vita delle sue industrie. Da questa immagine pero' non svanisce la seta, il colore scuro della pelle, ne' l'odore di spezia. Passeggiando tra le vie di Londra il vecchio e il nuovo si alternano come le diverse razze che la compongono e che l'affollano in un puzzle curioso e affascinante di importante integrazione e civilta', come una madre che accoglie tutti i suoi figli e li educa al rispetto dell'altro senza trascurarne la crescita. Questa citta' sa di moquette e fiori freschi, venduti ad ogni angolo della strada, e di banane, esposte nelle stazioni ferroviarie come biglietti della lotteria; ma sa anche di olio dei freni e di motore surriscaldato che esalano dal suo tubo (metro) e dalle numerose stazioni ferroviarie....(continua)
..."No" disse, frapponendo un dito tra le mie e le sue labbra, ma questa blanda resistenza si spense appena mi protesi a cercare un nuovo salto nel fuoco, con gli occhi carichi di desiderio. "Sei un animale" mi apostrofò in seguito, a causa del mio sguardo avido e della mia insistenza ma quei baci li volevo, giuro che li volevo con tutte le mie forze e non mi sarei mai spinta così in alto, fino all'ombra del precipizio e con la consapevolezza di cadere, se ogni fibra del mio corpo non li avesse desiderati. "Ti sento", pensavo, mentre le nostre lingue s'immergevano l'una nell'altra in un giro di tango, "mi senti?", dicevano i miei pensieri, mentre la danza assumeva i toni di un sensuale blues. Ci staccammo un po' brutalmente. I miei occhi spalancati, il respiro corto, la testa in fiamme, mi sentivo scoppiare. Un fuoco così intenso non mi apparteneva, non era nelle mie corde, io che sono per l'arte della sensualità, per il delicato ma intenso, per un piacere che nasce piano ma che poi esplode scardinando ogni resistenza. La osservai di sottecchi, poi più direttamente e non mi ero accorta che stava parlando: "Sei strana? Ti vedo strana" diceva a ripetizione come un disco rotto. Non capivo cosa intendesse. "Come stai?" le chiesi interrompendola, "Ho il cuore in gola" mi rispose. Improvvisamnte mi sentii esausta, come se la stanchezza dell'ultimo mese mi fosse piombato addosso di colpo, in quel momento. Avevo conosciuto Margot ad un concerto jazz, tra un bicchiere di vino e l'altro, un mese prima. Di lei mi colpirono subito alcuni dettagli: muoveva le mani con estrema eleganza e delicatezza nonostante la spontaneità che la caratterizzava e mi resi conto di quanto fosse raro incontrare queste due caratteristiche, così ben assortite, nella stessa persona; il color rame dei capelli ricci le donavano quella sensualità selvaggia che appartiene allo scatto delle pantere quando puntano la preda per colpirla; infine la luce curiosa e intrigante dei suoi occhi d'ambra che mi scrutavano come se già mi conoscessero. Mi avvicinai a lei e mi presentai. Ci stringemmo la mano: la sua calda e decisa, la mia timida e impacciata e iniziammo a conversare, amabilemente, di ogni argomento che ci veniva in mente, impegnato o futile, per tutta la serata restando, magneticamente, una di fronte all'altra. Mi disse che era divorziata e con prole, un bimbo di dieci anni. Le dissi della mia ultima relazione finita male con una cantante lirica, dalla quale avevo ereditato ogni versione del Rigoletto, che lei amava particolarmente, tutte le opere dell'ottocento e le migliori del settecento: insomma una vera collezione! Margot si irrigidì confessandomi che non apprezzava l'opera perchè non la conosceva. "Non giudico certo le persone per ciò che conoscono ma per quello che trasmettono" la rassicurai. "Ed io cosa trasmetto?" azzardò, "Magma" pronunciai d'istinto frapponendo fra noi il bicchiere di vino che sorseggiai precipitosamente. Ci rivedemmo tre giorni dopo in una sala da tè, tra una sfilata di giovani donne russe che aspettavano i loro mariti. Ci sentimmo telefonicamente, poi ci accordammo per una cena. Ad ogni incontro la tensione cresceva, le illazioni e le frasi lasciate a metà salavano le nostre conversazioni fino a quella sera quando, mentre passeggiavamo lungo il fiume, le dissi senza mezzi termini: "Ho sognato di baciarti, di accarezzarti i capelli." Non mi rispose, ma piegando la testa in avanti, la vidi arrossire tra le file dei riccioli. Potevo leggere nel colore dei suoi occhi la curiosità e la voglia di mettersi in gioco. Rimanemmo in silenzio per qualche minuto continuando a camminare poi, di colpo, mi fermai perchè ormai sentivo solo il pulsare delle tempie e mi voltai a guardarla. Nella penombra creata dal frapporsi degli alberi al pieno della luna ebbi solo il tempo di vedere il suo viso avvicinarsi con uno scatto deciso e sentire le sue labbra che dischiudevano la mia bocca già arresa alla sua in un bacio appassionato. Appena mi resi conto che stava accadendo realmente ciò che da tempo girava nella mia mente proprio come un disco rotto, le afferrai la nuca e la strinsi in una morsa dalla quale non poteva fuggire. Mi immersi completamente in lei attraversando il suo passato e il suo presente in un istante, con decisione, come uno schiaffo o un eruzione vulcanica. Mi staccai e la ripresi di nuovo assaporando l'incandescenza di quell'incontro poi, alla terza volta mi disse "No", frapponendo un dito tra le mie e le sue labbra...
Flor
...non si può inventare che ridendo di se stessi
di quella prosa ch'è poesia inusuale
che sgorga dal divertissement della mente
come le mani su di un pianoforte
quando cercano le note perdute
e ridono di se stesse...
Flor
...mordo spicchi di parole
che lontane giungono alla mia bocca
come il ricordo dell'ultima musa ispiratrice.
Le ingoio
una da una
riponendole nella stanza
del bicchiere mezzo pieno
e mezzo vuoto.
Lì, sono a centinaia
dolenti e fragili
stupide acrobati del pensiero che non trova forma.
Serro le labbra
ora basta...
Flor
...siamo fatti della sostanza dei sogni e la nostra piccola vita è circondata dal sonno...
William Shakespeare
Flor